La conoscenza intellettiva in Aristotele. Intelletto attivo e passivo.

Ciao a tutti!

Oggi vorrei fare un po' di chiarezza su alcuni complessi concetti aristotelici
relativi alla conoscenza intellettiva ed alla distinzione, stabilita da Aristotele, tra intelletto attivo e passivo.


L'intelletto è quella parte o funzione "con la quale l'anima conosce e pensa". L'intelletto (noos o nous) è un'attività in potenza e come la sensazione si comporta rispetto alle cose sensibili, così fa l'intelletto rispetto alle cose intelligibili, cioè rispetto alla forma universale delle cose dalle quali l'intelletto ricava appunto il concetto.

Aristotele distingue tra intelletto "passivo", quello dell'uomo e intelletto "attivo", quello divino.
L'intelletto passivo è pura potenza o possibilità di
conoscere la forma universale (cioè il concetto o l'essenza) delle cose. Questo tipo di intelletto non può mettere in moto a partire da se stesso tale conoscenza attiva.


Infatti, l'intelletto dell'uomo, essendo passivo, ora pensa e ora no, ora è in potenza e ora è in atto, è mortale e corruttibile e da sé solo non pensa niente (non vi è dunque nessuna sopravvivenza dell'anima individuale dopo la morte, contrariamente a ciò che pensava Platone
sulla base dei miti orfici).

C'è bisogno di un intelletto attivo, che sia sempre in atto e mai in potenza e che sia "luogo di tutte le forme" (universali), cioè di tutti
i concetti, affinché l'intelletto passivo dell'uomo possa esercitare la sua funzione di conoscenza (intellettiva o concettuale, appunto).
Questo intelletto attivo è quello divino che illumina gli intelletti passivi (degli uomini), così come illumina l'intero universo traendolo dalla potenza in atto, dalla materia alla forma.
Questo intelletto attivo è una sorta di lumen naturale, un'illuminazione divina sia nell'anima (illuminazione dell'intelletto passivo dell'uomo) e nel cosmo.

Il terzo momento del processo conoscitivo è quello "intellettivo" o razionale (dopo la I fase, della conoscenza sensibile, e la II, legata all'uso della facoltà dell'immaginazione), quello in cui interviene l'intelletto, appunto.

Anche questa fase di conoscenza intellettiva si realizza attraverso un passaggio dalla potenza all'atto.
La sensazione ha ricavato dalla materia (gli oggetti reali, le persone, gli animali, ecc.) la forma sensibile che ha dato luogo all'immagine, conservata nella memoria; dall'immagine l'intelletto ricava la forma intelligibile (intelligile significa comprensibile con l'intelletto), ovvero il concetto o forma universale.
Ciò significa che l'intelletto è in grado di intuire, nell'immagine particolare, la forma universale o essenza (per esempio, in questa particolare immagine del cavallo, intuisce la forma universale o concetto del "cavallo").

L'intelletto, tuttavia, non può tradurre da sé questa possibilità inatto. Per realizzare in atto tale conoscenza intellettiva che possiede solo in potenza (cioè per cogliere il concetto universale nelle cose in atto), esso, infatti, ha bisogno di quell'intelletto attivo, sempre in atto, che è l'intelletto divino, luogo di tutte le forme o concetti. In questo senso l'intelletto (quello passivo, dell'uomo) è come una tavoletta di cera sulla quale i sensi incidono le loro immagini e che ha la possibilità di trasformare attivamente le immagini in concetti, ma esige per far ciò di un'illuminazione che lo muova (quella trasmessa
dall'intelletto attivo, divino).

Ed è come quando qualcuno, afferma Aristotele, entra in una stanza completamente buia: i suoi occhi hanno la possibilità di vedere le cose e i colori della stanza, ma tale possibilità si realizza in atto solo all'accendersi della luce.
L'intelletto divino pensa in atto, eternamente, tutte le forme (universali o concetti) delle cose. Esso è l'equivalente, sul piano conoscitivo, di ciò che è il motore immobile sul piano cosmologico: luogo al quale tendono tutte le cose celesti e sublunari.

Queste spiegazioni sono tratte dal I volume del manuale di filosofia di N. Abbagnano e G. Fornero, Itinerari di filosofia, casa editrice Paravia, Milano.

2 commenti:

  1. La spiegazione è ottima! (sebbene Aristotele stesso non sia chiarissimo riguardo alla natura dell'intelletto agente, se sia immortale, divino o divinamente umano) Mi hai molto semplificato la vita quest'oggi!

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  2. Mi fa molto piacere se queste annotazioni ti sono state utili. Il tema è davvero arduo e controverso, hai ragione.

    Buona domenica!:-)

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